Liquirizia

di Salvatore Samperi (1979)

Autori della recensione: dal forum: Hywel

Succede che dopo aver visto Le notti del terrore lo spettatore perda completamente la testa per quell'agghiacciante mascherina teatrale che è Peter Bark e si cimenti nella visione delle altre pellicole brutte in cui compare; è questo il lodevole motivo che ci ha portato a vedere Liquirizia, un film in cui Bark non è che la punta dell'iceberg: degradandosi nelle profondità della pellicola, infatti, perfino Giancarlo Magalli stupirà gli incauti viaggiatori. Intenzione del regista Samperi (che firma anche soggetto e sceneggiatura) è raccontare le diversità tra un liceo classico ed un istituto di ragioneria, mettendole in scena: in una lontana periferia di Padova (non abbastanza lontana perché si alternino Romani, Napoletani ed altri stereotipi a due gambe) un paio di ragazzi decide di proporre due spettacoli teatrali sullo stesso palco, ognuno allestendo la propria idea di intrattenimento.
Ma prima, la gnocca! In piena notte i due ragazzi/registi danno appuntamento a Carmen Russo e una sua amica altrettanto avvenente: nel negozio del padre di uno dei due ha luogo una lenta e violenta avance in cui la Russo prima mostra quasi tutte le sue grazie e poi si scandalizza dell'uso che ne vuole fare il ragazzo; anche l'amico è piuttosto sfortunato, nonostante tenti l'affondo di mani e lingua in ogni cavità non andrà più lontano di un orecchio: non appena lo lecca le due donnine offese corrono in macchina e scappano da un appuntamento in piena notte cui loro stesse avevano preso parte attiva, vestendosi poi di tutto punto! Le donne.
Il giorno seguente ci vengono presentatati gli studenti coi loro classici cliché: un De Sica altezzoso che non vuole recitare coi ragionieri; un troll vestito da roscia che si lamenta delle mani leste dei ragionieri; un Romano caciarone, detto "Maiale", che si diverte a far dannare un barista fascista-padan-menomato (e più avanti lo porterà nientemeno che a bestemmiare in stereofonia!); un attore sconosciuto che risulta subito sgradevole perché doppiato da Massimo Boldi; un giovane ma già sfigato Magalli che mentre gli amici paccano ad una festa si limita a farne la cronaca; e c'è poi il personaggio che ti spiazza, un piccolo Bocelli che alto poco più di un metro caccia fuori un vocione baritonal-tombale. Il cast sembra al completo! Ah no, manca il figlio della Bouchet, che niente-affatto-spiritosamente stonato viene scritturato dal regista perché la madre benestante può concedere loro un teatro (al regista, in un impeto di generosità e nonsense, la Bouchet concederà in seguito tutta sé stessa).
Entriamo finalmente in teatro! Il custode, un Enzo Cannavale in gran forma, ha modo di offendere e sbeffeggiare gli sbarbatelli che solcheranno il palco su cui vive da quando il teatro ha chiuso i battenti; assistiamo anche ad un terribile e del tutto gratuito omaggio a Eduardo: seguirà anche un accenno a Celentano e purtroppo non saranno questi gli unici grandi nomi tirati per il bavero dal maestro Samperi. Ma è tempo di provini! Sul palco si alternano alcuni tra i più impresentabili esemplari umani: il Bocelli nano; il maestoso Bark che fa la sua entrata con una splendida rivisitazione della morte del cigno; una cavalla bionda e due gemelli che calpestandosi i piedi cantano "Ahi ahi"...; un gravoso suonatore di tuba, rintracciabile d'ora in poi in quasi ogni scena del film; un cantante neomelodico il cui playback fa rimpiangere Nino D'Angelo; Tonazzi, meglio noto con lo pseudonimo di "Be-Bop-A-Lula", un nanetto tutto baffi e rock 'n' roll; un Pierrot senz'anima e poi lui, un Teo Teocoli che pur distaccandosi dalla mediocrità marciante che lo circonda comunque si è prestato a questa pantomima.
Qui giunge la notizia della morte di Archimede: i ragazzi in lutto vanno a porgere il loro ultimo saluto ad un personaggio che mai era stato presentato agli spettatori né verrà riproposto in seguito. Chi era, Archimede? È morto davvero? E che importanza ha? Ci siamo distratti ed è stato già menzionato, forse? Una delle trovate del Samperi che raggira il pubblico lasciandolo a bocca aperta; ed è proprio così, con un'espressione di incredulità e comico stupore che gli spettatori assisteranno alle immagini che seguono la morte di Archimede: da qui in poi il film si trasforma in una bolgia fumante di demenzialità, irriverenza e volgarità! Per citare solo alcune delle piroette che il FilmBrutto regala avvitandosi sempre più giù negli inferi:
- Christian De Sica che singhiozza "Papà..." mentre viene strattonato da un uomo brizzolato, di spalle, che con la voce del grande Vittorio scandisce "Il frac addosso a me è una cosa... addosso a te è una povera cosa!" dando forma all'incubo che ogni notte danna De Sica
- il pubblico dello spettacolo teatrale: perlopiù composto da galeotti e campioni di rutti regalerà esilaranti ed ameni insulti, cori e stornelli in massima parte rivolti contro Lo Cascio (il personaggio interpretato da De Sica): "Parla! Pirla! Parla! Pirla!", un melodico "Lo Cascio vaffanc**o!", "Lo Cascino vieni fuori pio pio pio", "Culattone!", "Va' a cagare!" ed ancora "Lo-Cà-sció! Lo-Cà-sció! Lo Cascio del buco del c*l! Vaffanc*l vaffanc*l!". I più stoici astanti sono anche muniti di enormi cerbottane con le quali usano violenza agli attori
- Magalli a petto nudo, tutto dipinto in oro, che in seguito si dà alle imitazioni di Mike Bongiorno, Enzo Tortora ed altre popolari voci dello spettacolo (grandi nomi tutti accompagnati da sonori e roboanti insulti del pubblico)
- un Peter Bark mattatore che entra in scena quando vuole per fischiettare e ballare la sua versione della morte del cigno o per venire osannato dal pubblico quando va a disturbare l'esibizione di De Sica
- Tonazzi "Be-Bop-A-Lula" e la sua band che manda in visibilio il pubblico di trashofili cantando "Siamo tutti nella m***a!", "Del teatro nun ce frega un c***o!" e "Distruzione! Sto perdendo la ragione! È violenza e confusione!". Proprio su queste note il pubblico prende possesso del teatro ed al grido di "Adesso saranno c***i loro! Guerra! Guerra!" comincia a sfasciare la sala nella peggiore imitazione immaginabile di Arancia meccanica mentre un Bark estasiato danza sulle punte, uomini vestiti da donna si rincorrono con la scopa, le donne corrono nude per il palco e più in generale si accoppiano per i corridoi dei camerini con Cannavale che suggerisce loro "Se volete scopare c'è il camerino di Eduardo!"...
Ci pensa infine la Bouchet a chiudere questo triviale tourbillon che volteggia tra l'onirico, il grottesco ed il post-apocalittico: al regista teatrale deluso da quanto scaturito dalla sua opera, che le chiede di lasciare la famiglia per seguirlo a Roma, lei risponde così "Eh non c'è niente da fare... la tua cazzata la devi dire sempre!", lasciandolo alla sua misera vita. Invece Samperi allo spettatore lascia per finale un fermo immagine ben preciso: il troll camuffato da roscia che succhia bavosa e sguaiata un bastoncino di liquirizia.
Una cosa è certa: se inizialmente il film annaspa nella banalità, il circo demenziale che spicca il volo a metà pellicola è qualcosa di indescrivibile, un'emozione lunga mezz'ora che trascinerà anche lo spettatore più malinconico: un crescendo rossiniano che invece di elevarsi scava nell'inciviltà per uscirne vincitore e perdente assieme.

Paese ITA
Attori principali Massimo Anzellotti, Gigi Ballista, Barbara Bouchet, Christian De Sica, Giancarlo Magalli, Teo Teocoli, Peter Bark, Carmen Russo
Genere Altro
A chi è consigliato A chi vuole sapere che fine fa Archimede, a chi ripone stima in Magalli
Se ti piace guarda anche Vai alla grande, Arrivano i gatti
Reperibilità Buona
Voto


="Liqurizia="Liquirizia
="Liquirizia="Liquirizia

Scrivi un commento o leggi cosa dicono di questo film