Devil kiss

Locandina Devil Kiss

di Jorge Luís Gigó Aznar (1973)

Autori della recensione: Il Frusta

Sicuramente un titolo di tutto rispetto questo Devil kiss, horror di produzione spagnola dal titolo originale inquietante: "La perversa Caricia de Satan".
La trama è un infantile collage di idee prese in prestito da Frankenstein e dai film sul filone del satanismo, ma l'atmosfera hippie che si respira giova alla pellicola e forse vale la pena sopportarne l'esasperante lentezza. Caricia de Satan è una medium cui è morto il maritol ormai uscita dal circolo aristocratico cerca la sua rivincita rientrando nell'entourage di un vecchio nobile rimbambito, identico a Garrison, il maggiordomo di Aran Benjo in Daitarn 3. Assecondata dall'enigmatico dottor Gruber, esperto di scienze telepatiche che non parla per mezzo film, cercherà con l'inganno di uccidere l'intera aristocrazia del posto con la creazione di uno zombi Cinese grigio.
La patetica creatura, che rassomiglia inquietantemente a Galliani, si muove con una lentezza esasperante e le sue fattezze comiche non giovano alla serietà del mostro. Questi infatti gira a torso nudo con la cintura dei pantaloni stretta all'inverosimile, palesando l'evidente assenza degli organi interni, e viene teleguidato dal dottor Gruber con un esilarante patimento ed una ridicola spremitura di meningi.
Il regista le prova tutte per aumentare il dinamismo del film. Prima ci introduce una sfilata di moda con modelle anni '70 che danzano in modo orribilmente scoordinato e fuori tempo rispetto alla base psichedelica, poi tenta il patetismo con un nano bello in viso però muto e pietosamente storto.
Dato che nessuna di queste tecniche pare avere successo, per non parlare del pietoso Cinese-Hulk-zombi che non spaventa neppure le sue vittime, lo sceneggiatore ci propone ben due scene al limite del porno intruducendo la cameriera ninfomane Loretta.
Se con la scena delle mutande, calate e poi ritirate su, l'espediente ha successo solo nell'eccitare giovani onanisti alla visione del terrificante passerone peloso, con la scena di sesso assieme al leccatore infoiato si va proprio a raschiare il fondo del barile.
L'attore, incredibilmente arrapato dalla procacità di Loretta, si concede disgustose lappate che lasciano la conturbante cameriera schifosamente bagnata di saliva.
Il finale del film è solo patetico e non verrà visionato in avanzamento veloce solo per l'assurda combinazione di avvenimenti: parte un organetto di chiesa e viene inquadrata una statua di Cristo mentre si accende inspiegabilmente un faretto sulla facciata della chiesa; l'ispettore spara tre colpi verso il Cinese-zombi e lo trasforma infine in uno scheletro putrefatto. Veramente un piano-sequenza da premio per il nonsenso.
Un appunto finale va alla incomprensibile mancanza di suoni d'atmosfera e di musiche.

Paese SPA
Attori principali Silvia Solar, Oliver Mathot, Jose Ruiz Lifante, Evelyn Scott
Genere Horror
A chi è consigliato Agli amanti degli horror/softcore anni '70
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Reperibilità Bassa
Voto


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